MASSIMA VIGILANZA!
Così com’era stato richiesto lo scorso 12 maggio, e prima di quella data il 30 aprile, dalle scriventi organizzazioni sindacali, si è svolto ieri in modalità remota l’incontro con il Presidente Tridico sul tema della vigilanza ispettiva INPS.
All’indomani dell’approvazione lo scorso 11 maggio da parte della Commissione XI della Camera dei Deputati della risoluzione n.7/00656, risoluzione con la quale si impegna il Governo a “superare le disposizioni di cui all’articolo 7, comma 1, del decreto legislativo 14 settembre 2015, n.149, relative al ruolo ad esaurimento del personale ispettivo dell’INPS e dell’INAIL, nonché a riportare in capo ai due Istituti l’autonomia e le competenze con riferimento al relativo personale ispettivo, nel quadro del coordinamento assicurato dall’Ispettorato nazionale del lavoro”, abbiamo fatto il punto sullo stato dell’arte delle iniziative che l’INPS intende mettere in campo per dare forma e sostanza ad una rivendicazione, il superamento del ruolo ad esaurimento del personale ispettivo, priva di qualsivoglia spirito corporativo, ma tesa unicamente a fare in modo che la vigilanza ispettiva sul corretto adempimento degli obblighi contributivi non sia nel nostro Paese una chimera, ma rappresenti un impegno concreto delle sue istituzioni a presidio di quel patto sociale al cui rispetto tutti gli attori in campo sono chiamati pena la legge della giungla ed il far-west, ossia l’assenza di regole.
Sul punto il Presidente ha confermato il suo impegno in tale direzione dando notizia di un’iniziativa comune INPS-INAIL nei confronti del Ministro Orlando, iniziativa concretizzatasi nell’invio di una lettera a firma dei rispettivi presidenti, per chiedere l’abolizione del ruolo ad esaurimento per il personale ispettivo dei due Enti e creare, conseguentemente, le condizioni per mettere in campo politiche assunzionali nell’ambito della vigilanza che nel nostro Istituto mancano dal lontano 2010 (in 4 anni l’INPS ha perso il 18% del personale ispettivo senza avere avuto la possibilità di rimpiazzare i 215 ispettori andati in pensione).
Nei nostri interventi, dando atto dell’impegno profuso dal Presidente in questa non facile “vertenza” con il decisore politico (Parlamento e Governo), abbiamo evidenziato come la riappropriazione delle politiche assunzionali in ordine alla vigilanza ispettiva rappresenti il primo passo verso quella progressiva riconduzione in capo all’INPS dell’autonomia operativa nella vigilanza ispettiva che è la precondizione per il buon esito della lotta all’elusione ed all’evasione contributiva, vera piaga, unitamente all’elusione ed all’evasione fiscale, del nostro Paese.
L’impossibilità giuridica, oggi, di assumere personale ispettivo, abbiamo sottolineato nei nostri interventi, determina un grave depotenziamento dell’attività di vigilanza posta a tutela delle entrate dell’INPS e non consente di pianificare alcun investimento sulle attività di vigilanza in termini di risorse, programmazione e sviluppo per una serrata lotta all’elusione ed all’evasione contributiva, con inevitabili e gravi ripercussioni sul sistema complessivo dello stato sociale e sulla sua sostenibilità finanziaria.
Essendo il superamento del ruolo ad esaurimento del personale ispettivo solo un tassello di un più vasto puzzle di cui dovrà necessariamente far parte anche il ripristino, sul piano organizzativo, della ex Direzione centrale Vigilanza sulle Entrate ed Economia Sommersa, ed il recupero delle risorse economiche destinate ai trattamenti di missione degli ispettori, risorse “scippate” con il DM del 10/10/2017, abbiamo assicurato al Presidente il nostro pieno sostegno in questa battaglia politico-istituzionale a dimostrazione che l’interlocuzione con gli Organi dell’INPS non è un “menare il can per l’aia”, come qualcuno ha recentemente sostenuto, ma rappresenta per noi un utile strumento di pressione e, nello stesso tempo, di prossimità verso chi deve veicolare presso le istituzioni parlamentari e governative le istanze non corporative della vigilanza ispettiva.
Roma, 21 maggio 2021
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FP CGIL Matteo Ariano Antonella Trevisani |
CISL FP Paolo Scilinguo |
UIL PA Sergio Cervo |
CONFSAL/UNSA Francesco Viola |
PARTE LA CONTRATTAZIONE INTEGRATIVA 2020/2021
Nel corso della giornata di ieri si è formalmente aperta la contrattazione integrativa di Ente 2020/2021 per le Aree A, B e C con l’esame dei primi articoli della bozza presentata dall’Amministrazione e trasmessa alle Organizzazioni sindacali lo scorso 30 aprile.
La discussione si è incentrata sui primi 4 articoli ed in particolare su quelli dedicati alle progressioni orizzontali ed alla ripartizione delle risorse del salario accessorio nell’ambito del Fondo 2020 e 2021.
Sul primo tema abbiamo richiamato nei nostri interventi l’esigenza di dare piena attuazione alle dichiarazioni congiunte n.2 del CCNI 2019 e n.3 del CCNI 2018 finalizzate ad una riqualificazione del personale delle aree A e B che non sia limitata ad una collocazione apicale dei colleghi A2 (212) e B2 (630), ma che coinvolga tutto il personale delle stesse aree, compresi i colleghi collocati ancora oggi nella posizione ordinamentale di partenza A1 (65) e B1 (194) di modo che tutti abbiano la possibilità di conseguire un passaggio individuando le relative risorse a ciò dedicate all’interno del Fondo che ne costituisce la fonte di finanziamento. A tale riguardo, poiché riteniamo che le politiche di riqualificazione del personale debbano investire tutti i colleghi, compresi quelli attualmente inquadrati in area C,abbiamo chiesto all’Amministrazione di formalizzare, nel contratto oppure in un accordo a latere, un impegno ad avviare, nella prospettiva che possano affluire nuove risorse a seguito dell’auspicato superamento del tetto alla costituzione di fondi previsto dall’art.23, comma 2, del D.lgs. n.75/2017, tetto che in INPS ci costa circa 38 milioni di euro, progressioni orizzontali anche nell’area del funzionariato dando continuità alle riqualificazioni del triennio 2016/2017/2018 che coinvolsero tutto il personale dell’Istituto in posizione non apicale.
Su queste nostre richieste abbiamo registrato da parte dell’Amministrazione la disponibilità ad un loro accoglimento previa verifica con gli Organi dell’Istituto.
Sull’altro tema, quello della ripartizione delle risorse all’interno del Fondo per gli anni 2020 e 2021, fermo restando il limite dei 471.499.305,60 € ereditato dal CCNI 2019, limite suscettibile, ad oggi, di deroghe solo nei casi espressamente previsti dal legislatore, abbiamo chiesto un ridimensionamento dello stanziamento destinato a finanziare la performance individuale e di conversoun’integrazione delle risorse previste per gli sviluppi professionali tale da permettere sul 2021 ai colleghi delle aree A e B di conseguire almeno un passaggio orizzontale.
Restando in tema di risorse del salario accessorio, nel dare applicazione alla norma contenuta nella Legge di Bilancio 2021 sulla destinazione dei risparmi certificati, sono all’incirca 10 milioni di euro, derivanti dal mancato utilizzo nel 2020 degli stanziamenti del lavoro straordinario e di quelli destinati all’acquisto dei buoni-pasto non erogati per effetto dello smart working (scelta dell’Amministrazione da noi non condivisa ed adottata dall’Istituto unilateralmente nonostante i margini di discrezionalità offerti dalla norma e dagli atti di indirizzo ministeriali), abbiamo suggerito di operare una distribuzione omogenea che coinvolga tutto il personale delle aree fino ad una certa data, il 15 settembre 2020, procedendo, per la fase successiva, ad una distribuzione correlata alle giornate di lavoro agile che hanno comportato da quella data la mancata fruizione del buono pasto.
Pur non entrando nel merito dell’articolo 5 della bozza di CCNI abbiamo anticipato nel corso della discussione la nostra proposta di trasferire alla contrattazione decentrata, rispondendo in questo modo anche ai rilievi ministeriali sull’esigenza di dare piena attuazione all’art.77, comma 4, del CCNL 2018/2021, le risorse finalizzate a remunerare la maggiorazione oraria del 20% per lo svolgimento delle attività di front-office,estendere il compenso, portandolo da 50 € a 80 €, legato alla sperimentazione del modello di servizio a tutto il personale delle sedi progressivamente coinvolte erivisitare in termini incrementali gli importi previsti per lo svolgimento di particolari funzioni e compiti, compresi le indennità per i profili specialistici.
Il “confronto” sul CCNI 2020/2021 proseguirà sui successivi articoli della bozza martedì 18 maggio, ma esprimiamo sin da adesso la necessità di serrare i tempi della contrattazione, anche con due riunioni settimanali da concordare con l’Amministrazione, al fine di definire i contenuti del CCNI 2020/2021 e dare risposte sull’esigibilità di tematiche negoziali, per es. le progressioni orizzontali e l’erogazione del TEP, legate indissolubilmente al contratto integrativo.
Roma, 12 maggio 2021
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FP CGIL Matteo Ariano Antonella Trevisani |
CISL FP Paolo Scilinguo |
UIL PA Sergio Cervo |
CONFSAL/UNSA Francesco Viola |
LUANA: FATALITA' O MANCANZA DI VOLONTA'?
Solo pochi giorni fa, in una orditura, moriva Luana D’Orazio colpendo l’opinione pubblica per la sua giovane età. Dopo di lei hanno avuto la ribalta della cronaca altri dieci lavoratori che hanno perso la vita per cause di lavoro e forse per non aver potuto scegliere tra sicurezza, dignità e lavoro.
Si è gridato allo scandalo ma i numeri di questa ultima settimana non sono molto differenti dalla media di quest’anno e dalla media degli scorsi anni se non per un fatto: le morti bianche sono addirittura in crescita. Se ne parla il 28 aprile, il primo maggio per rivendicare un lavoro dignitoso e sicuro e poi, complice la concorrenza o la ragione di servizio, torna tutto come prima finché una nuova tragedia si verifica e, si dirà, per causa fortuita e imprevedibile. Ma non è sempre così.
Il fenomeno, tristemente conosciuto, può essere affrontato soltanto in ottica cooperativa tra istituzioni, lavoratori e datori di lavoro.
Se la più recente riorganizzazione della normativa a tutela della salute e della sicurezza sul lavoro risale al 2008, è solo con la pandemia che la materia ha guadagnato diritto di cittadinanza nel mercato del lavoro. Infatti, la pandemia ha insegnato ovunque i termini “salute e sicurezza” e anche il grande pubblico dei lavoratori ha cominciato a fare i conti con parole stranamente sconosciute (visti i corsi sulla salute e la sicurezza che frequentano obbligatoriamente) come “DVR” e “medico competente” rendendo evidente come il percorso per l’effettività e l’efficacia è ancora molto lungo. Occorre un deciso cambio di passo al fine di modificare la mentalità di datori di lavoro e lavoratori perché il costo degli infortuni e delle morti bianche, oltre a rappresentare delle tragedie per le famiglie dei lavoratori coinvolti, è spaventosamente elevato per la collettività. Le aziende che sono certificate in sicurezza secondo gli standard previsti dalla legge hanno ridotto, secondo uno studio Accredia-INAIL relativo al quadriennio 2012-2014, gli incidenti sul lavoro del 16% che in termini economici ammonterebbero a circa 300 milioni di euro.
E se il rischio di incidenti, nell’immaginario collettivo, è quello dei cantieri edili o delle fabbriche, anche il lavoro impiegatizio del terziario ha i propri rischi e necessita di adeguate attenzioni. Ammesso che alcuni rischi possono derivare da interferenze tra lavoratori di aziende differenti che insistono negli stessi ambienti di lavoro per operazioni di manutenzione o pulizia ad esempio, molto più frequente è il rischio da stress lavoro correlato indotto da ritmi di lavoro crescenti o modalità di lavoro innovative che di innovativo hanno soprattutto la destrutturazione e la precarietà del rapporto di lavoro. Analogamente agli infortuni sul lavoro, lo stress lavoro correlato è una delle cause della perdita di produttività dei lavoratori del terziario.
Si diceva prima che fosse necessaria la cooperazione tra tutti gli attori del lavoro.
E se i datori di lavoro non certificano in sicurezza la propria azienda e continuano a considerare la sicurezza un costo e non un’opportunità, anche la politica deve fare la sua parte.
In Senato, dal 2019, è stata istituita una commissione di inchiesta sulla sicurezza, lo sfruttamento e le condizioni di lavoro che, a prescindere dalla pandemia, non ha ancora trovato il tempo per la sua prima riunione (ad onor del vero, la prima riunione è stata convocata per il prossimo 12 maggio forse in seguito agli eventi alla ribalta).
Analogamente, le ispezioni sui luoghi di lavoro sono sempre in numero inferiore a seguito della sciagurata scelta del governo Renzi, nel 2015, di istituire l’INL inglobando i corpi ispettivi di INPS, INAIL e ministero del lavoro e non rimpiazzare il già esiguo numero degli ispettori che, pian piano, raggiungevano i limiti di età. A ben guardare, tale scelta ha portato anche alla rinuncia ad accertamenti di irregolarità anche sul piano contributivo, assicurativo e previdenziale. È evidente come l’incremento della possibilità di farla franca da parte di imprenditori disonesti possa favorire la tentazione di lucrare anche sulla sicurezza dei lavoratori e sulla loro pelle.
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Struttura di Coordinamento |
IL COORDINATORE GENERALE |
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UILPA-INPS |
Sergio Cervo |
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Claudio Checcherini |
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RIFLESSIONI SUL MESSAGGIO HERMES 1821 - INVALIDITA’ CIVILE
Il 6 maggio u.s. abbiamo richiesto ai vertici dell’Istituto un incontro urgente in merito al messaggio Hermes n. 1821 del 5 maggio u.s. relativo alle disposizioni impartite per l’accertamento in materia di invalidità civile.
In attesa di essere convocati, desideriamo rimarcare delle criticità su alcuni punti che riteniamo di assoluta importanza:
1) il lavoratore considerato “fragile” dal medico competente, previa valutazione di documentazioni sanitarie probanti, non lo è più dopo la vaccinazione? La decisione del rientro in servizio del dipendente può essere adottata senza che ci sia l’espressione del parere da parte del medico del lavoro che per primo ne ha certificato la fragilità?
2) È sufficiente la vaccinazione per poter asserire con assoluta certezza che non sussiste più il rischio di malattia da esposizione al Covid-19? Recenti episodi in INPS di positività al virus manifestatasi tra medici vaccinati, sta a dimostrare il contrario. Anche la letteratura scientifica è concorde nell’asserire che i soggetti vaccinati, seppur con rischio ridotto, possono andare incontro a infezione da SARS-CoV-2 poiché nessun vaccino è efficace al 100% e la risposta immunitaria alla vaccinazione può variare da soggetto a soggetto in base alle caratteristiche individuali e/o a condizioni cliniche concomitanti (es. immunodeficienza, specifiche co-morbosità).
3) È sufficiente la vaccinazione per poter asserire con assoluta certezza che non sussiste più il rischio di malattia da esposizione al Covid-19? Non è assolutamente possibile al momento asserire quale sia la durata della protezione da vaccino, tant’è che si inizia a considerare l’eventualità di richiami semestrali per il personale sanitario.
4) È sufficiente la vaccinazione per poter asserire con assoluta certezza che non sussiste più il rischio di malattia da esposizione al Covid-19 in considerazione delle molteplici “varianti” del virus che si stanno diffondendo sul territorio e di cui non si conosce la protezione da parte dei vaccini attualmente somministrati?
5) L’Amministrazione ha accuratamente constatato la sicurezza negli ambienti di lavoro dei CML (areazione sufficiente, distanziamento possibile tra i colleghi, dimensioni dei locali etc.)? È stato attuato un piano di controllo da parte degli organi preposti alla sicurezza sul lavoro? Se tale analitica verifica fosse stata effettuata sarebbe opportuno fosse condivisa.
6) Siamo assolutamente sicuri che i CML non rappresentino un potenziale ambiente di rischio non solo per il personale INPS ma anche per i “cittadini fragili” convocati a visita?
Tutte le riflessioni espresse valgono non solo per i “pazienti fragili” maggiormente esposti, ma sono da estendere a tutto il personale infermieristico e amministrativo coinvolto nel piano, di cui molti ancora non vaccinati.
Inoltre, non ci è chiaro se lo straordinario previsto per il personale coinvolto e l’attività lavorativa svolta il sabato siano a discrezione del lavoratore oppure se imposti d’ufficio.
Troppe domande restano ancora senza risposta e tanti sono i problemi irrisolti.
Il Coordinatore Medici UILPA-INPS
Gian Paolo Cioccia
Il Coordinatore Generale UILPA-INPS
Sergio Cervo
Primo Maggio: l’Italia SiCura con il lavoro
Domani, i festeggiamenti del primo maggio saranno, ancora una volta, in tono dimesso e distanziato per le regole di distanziamento sociale imposte dalla pandemia che vince contro la lentezza delle vaccinazioni.
Se lo scorso anno la pandemia ci aveva portato alla consapevolezza che, molto più spesso di quanto non si pensi, al lavoro si corrano dei rischi, quest’anno il bisogno di lavoro nel Paese e della necessità delle fasce deboli della popolazione di un supporto da parte dell’Istituto ci hanno pesantemente provato, tutti.
A prescindere dai rischi corsi, dalla disponibilità di DPI, dai colori che hanno tratteggiato il nostro Paese, l’Istituto ed i suoi lavoratori ci sono stati. In Istituto la pandemia ha spinto l’acceleratore sull’innovazione e sulle tecnologie in uso, ha aumentato il senso di responsabilità dei lavoratori e portato a risparmi di gestione enormi grazie allo spirito di abnegazione dei lavoratori che facendo la loro parte e dovranno ricevere riscontro economico nel CCNI.
La speranza di vedere finalmente la luce in fondo al tunnel della pandemia deve portarci, oggi sì, con consapevolezza e caparbietà, a tornare a chiedere con tenacia un lavoro in sicurezza, rispettoso dell’ambiente e della salute dei lavoratori come fecero nel 1855 gli operai australiani: “Otto ore di lavoro, otto di svago, otto per dormire”.
I dati INAIL relativi agli infortuni sul lavoro hanno mostrato come nel 2020 la curva degli incidenti abbia solo cambiato causa, non i numeri, anzi, i morti per lavoro sono aumentati rispetto al 2019. Ed anche il 2021 non sembra mostrare pietà.
Solo ieri un operaio è stato travolto da una trave ad Alessandria perdendo la vita ed altri cinque suoi colleghi sono stati gravemente feriti. Oggi è stato riscontrato che una comunità di lavoratori indiani per lo più in nero vada nei campi a lavorare la terra nonostante una grossa percentuale sia contagiata dal COVID costringendo interi quartieri nella provincia di Latina ad un’improvvisata zona rossa. La “sicurezza al lavoro” è necessaria anche ora che sembra prevalere il bisogno di un lavoro ad ogni costo.
Ci auguriamo che la produttività ed il lavoro a qualsiasi costo cedano il postto all’etica del lavoro in sicurezza. Buon primo maggio.
IL COORDINATORE GENERALE UILPA-INPS
Sergio Cervo
Struttura di coordinamento tutela salute,
sicurezza, ambiente
Claudio Checcherini
TUTELA DELLA GENITORIALITA' E DELLA DISABILITA', UNA PIA ILLUSIONE NEL NOSTRO COMPARTO?
La genitorialità è un diritto che trova origine nella Costituzione negli artt.31 e 37 e diffusamente nella legge i cui capisaldi sono nei D.Lgs. 151/2001 e D.Lgs. 80/2015 che tutelano la maternità, i genitori ed i figli dal concepimento ai primi anni di vita mirando alla conciliazione dei tempi di vita e lavoro dei genitori. Da ultimo, la Legge di Bilancio 2021 (L.178/2020) ha previsto il sostegno delle madri che rientrano al lavoro dopo il parto, le associazioni di sostegno psicologico per genitori che perdono i figli, il congedo obbligatorio di paternità incrementato a 10 gg, l’assegno alle madri che si trovano da sole ad assistere figli disabili oltre il 60%.
La disabilità, al pari della maternità, è tutelata dalla legge e non è cosa nuova posto che la Costituzione, all’art.2, all’art.3 ed all’art.32 dispone che i diritti dell’uomo sono inviolabili, tutti sono uguali a prescindere dalle condizioni di salute individuale che è un diritto individuale ed interesse della collettività. La L.104/1992 e la L.68/1999 sono solo alcune delle norme che, nel rispetto della Costituzione, si muovono nell’ambito dell’inserimento dei disabili nel mondo del lavoro.
Nonostante l’immenso dettato normativo, è tuttora ampiamente disattesa la norma che consente alle lavoratrici ed ai lavoratori neogenitori l’avvicinamento al nucleo familiare specie nelle amministrazioni che abbiano uffici periferici nella città di residenza del nucleo familiare. Analogo discorso riguarda spesso anche i lavoratori titolari di L.104 per disabilità propria e, ancor più spesso, per i care-giver di parenti disabili che rivestono, per il disabile, il duplice ruolo di prestatore di cure e di calore familiare.
In materia di mobilità genitoriale, infatti, l’art.42 bis del D.Lgs.141/2001 stabilisce che “il genitore con figli minori fino a tre anni di età dipendente di amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 e successive modificazioni, può essere assegnato, a richiesta, anche in modo frazionato e per un periodo complessivamente non superiore a tre anni, ad una sede di servizio ubicata nella stessa provincia o regione nella quale l’altro genitore esercita la propria attività lavorativa, subordinatamente alla sussistenza di un posto vacante e disponibile di corrispondente posizione retributiva e previo assenso delle amministrazioni di provenienza e destinazione. L’eventuale dissenso deve essere motivato. L’assenso o il dissenso devono essere comunicati all’interessato entro trenta giorni dalla domanda”.
Analogamente, in materia di disabilità, I commi 5 e 6 dell'articolo 33 della Legge 104/1992 prevedono che il genitore o il familiare lavoratore e il lavoratore disabile hanno diritto a scegliere, ove possibile, la sede di lavoro più vicina al proprio domicilio e che il genitore o il familiare lavoratore e il lavoratore disabile non possono essere trasferiti senza il loro consenso ad altra sede.
Quanto accade sovente è che la motivazione per la quale non venga consentito il trasferimento o l’assegnazione temporanea alla sede richiesta non sia dettagliata ma faccia riferimento a non meglio precisati motivi organizzativi. Questo è tanto più odioso quanto più grave è la disabilità o la distanza dal nucleo familiare. In più il periodo di pandemia ha ampiamente dimostrato come sia possibile effettuare la prestazione di lavoro a distanza. Non sono poi rari nella PA esempi, ormai datati, di sperimentazioni di varie forme di “telelavoro” con esito positivo. La legge 81/2017, da ultimo, ha disciplinato il lavoro agile anche per la pubblica amministrazione.
In questo complesso quadro normativo è chiaro che il più grande passo da compiere è quello culturale che riconosca alla disabilità pari dignità nel mondo del lavoro ed alla genitorialità il valore per una società, la nostra, caratterizzata, già ben prima della spinta pandemica, da un progressivo invecchiamento e da un tasso di natalità tra i più bassi al mondo.
Sergio Cervo, Segretario Nazionale UILPA
TUTTO VA BENE MADAMA LA MARCHESA!
Tutto procede per il meglio e la rivisitazione del modello di servizio, oggetto di sperimentazione nelle sedi di Livorno, Caserta e Cosenza, rappresenta un’innovazione necessaria che incontra il consenso del personale delle strutture coinvolte (sic!). Se si può riassumere in sintesi quanto affermato dall’Amministrazione, nel corso della riunione dell’Organismo paritetico per l’innovazione lo scorso 13 aprile in tema di reassessment del modello di servizio (l’ordine del giorno recitava “Andamento sperimentazione reassessment organizzativo e riflessi sul sistema indennitario” ), non esiste formula migliore del titolo di questo comunicato espressivo di una pervicace volontà dei Vertici dell’Istituto e della sua Tecnostruttura di portare avanti l’ennesima “riorganizzazione” dell’INPS (siamo alla sesta in tredici anni: neppure i Governi del Paese hanno una vita così breve!) in barba alle evidenti distonie che tale modello sta creando nelle sedi sperimentali coinvolte.
Andiamo per gradi.
Un’ora prima dell’inizio della riunione, a dispetto di un corretto sistema di relazioni sindacali che avrebbe imposto una tempistica tale da consentirci una lettura approfondita ed un confronto con i colleghi delle sedi coinvolte, viene trasmesso alle organizzazioni sindacali un documento dal titolo “Sperimentazione reassessment organizzativo” nel quale l’Amministrazione opera una sorta di descrizione sull’andamento della sperimentazione del nuovo modello di servizio avviata lo scorso 1° dicembre. Dalla lettura del testo emergono solo valutazioni positive, del tipo ”il periodo di sperimentazione è stato caratterizzato da numerose iniziative di coinvolgimento del personale …” oppure “l’applicazione del modello nell’ambito delle prestazioni e dei servizi individuali non ha presentato particolari problemi, evidenziando, invece, con immediatezza alcuni punti di forza legati al presidio unitario dei servizi di base per i segmenti di utenza più deboli”, che dipingono un quadro completamente differente da come ci viene descritto, al contrario dai colleghi delle sedi coinvolte che vivono quotidianamente sulla loro pelle gli effetti della sperimentazione in atto.
E qui veniamo alle dolenti note, di cui, naturalmente, non troviamo alcuna traccia nella descrizione dell’Amministrazione, che abbiamo raccolto confrontandoci con il personale delle strutture coinvolte e che andiamo rapidamente a rappresentare nonostante qualcuno, evidentemente distratto dalle citazioni musicali, scriva di “un clima di generale acquiescenza e plauso”:
- Il Nucleo base di servizi standard (NBSS) al quale è affidata, tra i diversi compiti, la gestione dell’informazione di primo livello non riesce a far fronte alla mole di richieste provenienti dall’utenza ed è costretto ad utilizzare personale incardinato in altri moduli organizzativi che conseguentemente viene distolto dall’attività della propria linea prodotto-servizio in barba a quel principio di “riduzione della dispersione operativa” indicato nel messaggio Hermes n.4124/2020 che ha avviato la sperimentazione;
- Le Linee prodotto-servizio collocate fuori dal contenitore del NBSS, con la dissociazione tra gestione della sportelleria in capo al NBSS e parte operativa per le materie di loro competenza, si trovano a dover gestire, attraverso le LineeInps attivate dallo sportello, problematiche non gestite in prima battuta dal loro personale;
- Il servizio Scrivi alla Sede, non è operativo in tutte le sedi e non prevede una canalizzazione con campi obbligati per uno smistamento automatico delle comunicazioni, inoltre con la sostituzione di tutte le caselle istituzionali non si è previsto nulla per la comunicazione interna tra uffici (ancora una volta “cliente interno” questo sconosciuto), ma anche per l’area aziende;
- Conseguenza dei precedenti punti è la proliferazione delle LineeInps attivate allo sportello con conseguente ingolfamento dell’attività delle Linee prodotto-servizio collocate fuori dal contenitore del NBSS;
- La dissociazione tra gestione della prima liquidazione, in capo al NBSS, e le anomalie, in capo alla Linea prodotto-servizio “Attività successive al primo pagamento” collocata fuori dal contenitore del NBSS, ha fatto venir meno quella gestione unitaria del processo frammentandolo e generando la dispersione di professionalità (come ci ha scritto un collega “le attività successive al primo pagamento sono diventate il refugium peccatorum di ogni servizio in quanto almeno il 90% delle informazioni attengono a situazioni successive ai primi pagamenti ossia riliquidazioni, ricostituzioni, naspi ricalcolo, indebiti, pignoramenti. Invalidità civile ed altro una sorta di mini-INPS dentro l’INPS”);
- L’assegnazione del personale con percentuale tra le linee prodotto-servizio e tra queste ed il NBSS ha determinato un aumento del carico di lavoro personale con connesso aumento dello stress lavorativo;
- È mancata, dalla rappresentazione che ci hanno fatto i colleghi, un’adeguata attività di formazione di tutto il personale coinvolto, una formazione che l’adozione, sia pure in via sperimentale, del nuovo modello di servizio, dagli effetti così “impattanti” sul lavoro quotidiano dei colleghi, avrebbe imposto. Ciò dimostra ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, la bontà della critica metodologica che rivolgemmo all’Amministrazione, alla vigilia della pubblicazione del Messaggio Hermes n. 4124 del 5 novembre 2020, sulla inopportunità di sperimentare il reassessment del modello di servizio in un contesto nel quale, causa Covid-19, non vi è la disponibilità operativa a pieno regime di tutto il personale dell’Istituto;
- E’ mancato, così, il fondamentale coinvolgimento dei lavoratori che mortificati nella loro professionalità e senso di appartenenza alla missione dell’Istituto sono stati privati di qualsiasi motivazione fondamentale nei processi di cambiamento.
- Percezione di un modello di servizio frutto non di una condivisione e di una partecipazione dal basso, ma di una rivisitazione “calata dall’alto” come inconsapevolmente ammette la stessa relazione del 13 aprile quando afferma che “ … il modello teorico, definito nella determinazione presidenziale n.171/2018, è stato calato nella realtà operativa delle sedi …”.
Quanto alla figura del “collaboratore alla gestione operativa”, figura rappresentata dai colleghi che nel nuovo modello di servizio risultano essere perdenti LPS/UO, la relazione, sembrerebbe prefigurare la loro conservazione anche nella fase a regime.
Infine è stata preannunciata, ma questa è materia di contrattazione integrativa e non di mera interlocuzione in sede di Organismo paritetico per l’innovazione, la volontà di rivedere il sistema indennitario delle posizioni organizzative in ragione della complessità e dei livelli di responsabilità connessi ai moduli organizzativi presidiati.
Ecco per noi il documento descrittivo presentato dall’Amministrazione oltre ad essere in pieno contrasto con quanto vivono i lavoratori delle Sedi sperimentali non fornisce alcun dato oggettivo sull’andamento della sperimentazione.
Noi chiediamo dati e non parole, e vogliamo capire anche come questa nuova riorganizzazione risolva la criticità che viviamo da ormai quasi un decennio, l’Integrazione degli Enti soppressi INPDAP ed ENPALS.
Roma, 20 aprile 2021
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FP CGIL Matteo Ariano Antonella Trevisani |
CISL FP Paolo Scilinguo |
UIL PA Sergio Cervo |
CONFSAL/UNSA Francesco Viola |
730 - ISTRUZIONI PER L'ELABORAZIONE GRATUITA DEI 730 PRESSO IL NOSTRO CENTRO SERVIZI
Anche quest’anno il nostro Centro Servizi offrirà gratuitamente agli iscritti UILPA l’assistenza fiscale relativamente ai Modelli 730 in collaborazione con il Caf Uilpa Nazionale
I documenti, corredati così come da indicazioni di seguito riportate, dovranno essere inviati al seguente indirizzo di posta elettronica:
nell’oggetto il cognome, il nome ed il Ministero, l’Ente o l’Azienda di appartenenza.
Unitamente alla Certificazione Unica 2022 ed alla documentazione relativa agli oneri detraibili, dovranno essere inviati anche i seguenti moduli debitamente compilati e firmati fronte/retro, corredati di un documento d’Identità in corso di validità:
1. Delega acquisizione precompilata - pdf editabile- (in caso di dichiarazione congiunta devono essere compilate e firmate due deleghe una per il dichiarante ed una per il coniuge) + documento identità fronte/retro
2. Consenso per privacy
3. Dichiarazione Familiari a carico ed immobili
4. scelta 8,5 e 2 x1000 – firmare nella casella relativa alla scelta effettuata
5. fac simile 730-2
6. Delega acquisizione CU Inps
7 Estratto autocertificazione circolare 7E
In allegato, oltre ai moduli da compilare, troverete l’elenco della documentazione necessaria alla presentazione del Modello 730
Al fine di garantire una corretta ed ordinata ricezione delle email, vi preghiamo di scansionare la documentazione raggruppandola per tipologia, es. (un file contenente la delega per accesso alla precompilata, un file contenente la Certificazione Unica, un file contenente spese sanitarie, un file contenente oneri pluriennali, etc), accertandovi che la stessa risulti perfettamente leggibile. Per tutte le informazioni telefona al 338.80.62.097 Carla Del Bono
PASQUA 2021 - LA RINASCITA È VICINA
La disastrosa pandemia costringerà anche quest’anno, per la seconda volta, al Venerdì Santo con una Via Crucis in mondovisione dal sagrato di piazza San Pietro. Quest’anno le riflessioni delle stazioni saranno illustrate ed accompagnate dai disegni di bambini che, come molti altri nel mondo, hanno abbracciato le loro croci. Bambini che portano la croce quando non hanno da mangiare, sono costretti a fare la guerra, quando non hanno genitori a prendersi cura di loro o li hanno ma sono impegnati in carriere o battaglie coniugali, quando sono presi in giro e bullizzati o subiscono violenza.
La pandemia ha alimentato e ampliato le fasce di disagio che, paradossalmente, uniscono i ricchi ed i poveri del pianeta che in questo tempo hanno sperimentato cos’è solitudine e morte, a prescindere dalla forma che hanno preso, se in un letto d’ospedale senza l’affetto dei propri cari o nel valicare un confine in cerca di miglior fortuna come l’immagine del braccio proteso che lascia cadere due bimbe oltre la frontiera statunitense nel deserto del Chihuahua che, in questi giorni, ha fatto il giro del mondo. Bambini che uniscono passato e futuro in un presente non sempre adatto alle proprie speranze. Un presente vincolato al profitto ed alla produzione che non sposa più ambiente e sostenibilità. E, ora più che mai, il mondo del lavoro non può più astenersi dalla ricerca del delicato equilibrio tra ambiente, salute dei lavoratori, produzione, bisogni e sostenibilità per un progresso solidale e condiviso. La pandemia ha insegnato, infatti, in tutti gli ambienti di lavoro le parole “salute e sicurezza” e la difficoltà con la quale si sta affrontando ha mostrato come scelte scellerate ed aggressive sull’ambiente possano essere deleterie per l’umanità tutta: “la Terra non è un'eredità ricevuta dai nostri Padri, ma un prestito da restituire ai nostri figli”.
La notte senza tempo del dolore assoluto ed il fosso delle occasioni perdute finirà presto e, se sapremo evitare di cedere allo sconforto, sarà presto tempo di rinascita così come annuncia il bagliore dietro il Golgota.
Buona Pasqua!
Claudio Checcherini (Struttura coordinamento Tutela salute, ambiente e sicurezza)
Sergio Cervo (Coordinatore generale UIL PA INPS)
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