Covid-19: pronti per la quarta ondata?
Il 3 settembre scorso titolavamo un nostro comunicato come quello di oggi. Non vogliamo ripetere che “ve l’avevamo detto” come ormai sta accadendo da mesi in tema di protocolli di sicurezza blandi ma sensibilizzare alle informazioni sulla pandemia che prima erano soltanto tendenziali ed oggi stanno apparendo chiare agli occhi di tutti.
Non eravamo Cassandre anzitempo ma buoni interpreti dei dati e dell’andamento globale della pandemia e facevamo richiamo al buon senso con una malattia insidiosa contro la quale le armi sembrano talora spuntate: durata limitata della copertura vaccinale, green pass arraffazzonato per un anno per non incorrere nella scadenza imminente per ampie categorie di lavoratori, tamponi a zig-zag, comportamenti irresponsabili, mezzi pubblici saturi per assurde politiche anti-ambientali di consumo e distanziamento inesistente.
Se un tasso di vaccinazione molto superiore all’80% della popolazione è ancora insufficiente ad evitare morti nel nostro Paese che oggi superano le 133.000 unità, appare evidente come la soluzione e la mitigazione dei rischi non possa essere affidata al solo vaccino.
Lo dicevamo a settembre e lo ripetiamo oggi: è improvvido non utilizzare un approccio interdisciplinare e congiunto tra buone pratiche, vaccinazioni e politiche di comunicazione ed educazione delle persone negli ambienti di lavoro e negli agglomerati urbani.
Oggi, con gli effetti più evidenti, occorrono scelte coraggiose nel rispetto delle misure previste dalla legge: ricorso più ampio allo smart working per consentire il mantenimento del distanziamento sociale negli uffici, esecuzione di tamponi diagnostici su base volontaria a carico del datore di lavoro per monitorare attivamente il personale in servizio a prescindere dalla vaccinazione che seppur consigliata, è volontaria e libera per la maggior parte della popolazione, assegnazione di mascherine di classe FFP2 per tutto il personale per non fermarci di nuovo e, soprattutto, non tornare a piangere nessuno.
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Struttura di Coordinamento |
IL COORDINATORE GENERALE |
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Tutela salute, sicurezza e ambiente |
UILPA-INPS |
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UILPA-INPS |
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Claudio Checcherini |
Sergio Cervo |
Medici e CCNI 2020
Abbiamo firmato il CCNI 2020 per il senso di responsabilità che ha sempre contraddistinto le nostre azioni ed evitare penalizzazioni economiche ai medici per il versamento di quanto dovuto per l’anno 2020.
Il documento definitivo presentato dall’Amministrazione era praticamente invariato rispetto a quello proposto in occasione della riunione dell’8 u.s. e verso il quale avevamo espresso tutte le nostre perplessità e piena contrarietà in relazione alla dichiarazione congiunta riportata a completamento del documento (“In considerazione della grave carenza di personale medico e nelle more dell’approvazione del nuovo Regolamento per il conferimento degli incarichi e dell’espletamento delle procedure selettive per i medici di 2° livello, ivi comprese le procedure di interpello per ricoprire le Unità Operative Semplici, le parti ritengono necessario aprire, subito dopo la sottoscrizione definitiva dell’Ipotesi di CCNI 2020, un tavolo volto ad individuare un idoneo sistema incentivante per il personale dell’area medica al quale è necessario conferire incarichi di coordinamento ad interim. Tale sistema sarà recepito nell’ambito del CCNI 2021 per il personale dell’area medica prevedendo nuove forme di incentivazione, laddove vi siano risorse aggiuntive derivanti dalla contrattazione collettiva nazionale e da disposizioni di legge, sul Fondo rispetto alla consistenza del CCNI 2020. Con le medesime modalità potrà essere previsto un sistema incentivante anche per il personale medico impegnato in attività connesse all’erogazione di prestazioni di invalidità civile”.)
Nella nota inviata alla Dr.ssa Sampietro abbiamo espresso la nostra concordanza sull’impianto generale del documento, sostanzialmente invariato rispetto a quelli degli scorsi anni, ma abbiamo fortemente ribadito la nostra contrarietà alla conclusiva nota congiunta che non è stata modificata in relazione alle fondate considerazioni espresse in occasione dell’ultimo incontro anche in relazione alle note del MEF e della F.P che avevano accompagnato il rientro del documento all’INPS.
Abbiamo ribadito la genericità di quanto espresso e la assoluta mancanza di concretezza (“laddove vi siano risorse aggiuntive…..”) nella identificazione di risorse aggiuntive atte ad incrementare il fondo medici dal quale attingere per il pagamento degli incarichi di coordinamento ad interim e per l’attivazione di un “sistema incentivante anche per il personale medico impegnato in attività connesse all’erogazione di prestazioni di invalidità civile”.
Temiamo che quanto auspicato dall’Amministrazione non troverà concreta applicazione e che il pagamento di tutti gli incarichi attribuiti e da attribuire secondo l’applicazione del “regolamento per l’assegnazione degli incarichi ai professionisti e medici” ancora in discussione, ricadrà sul fondo con il risultato finale di una “razzia” dello stesso, con conseguente penalizzazione di tutti i medici ai quali non saranno attribuiti incarichi in applicazione delle atipiche modalità di cui abbiamo già avuto modo di esprimerci più volte in maniera molto critica.
Chiediamo all’Amministrazione di affrontare con l’apertura di un tavolo tecnico, la “vexata questio” riguardante la regolamentazione/definizione dell’attività intramoenia e dell’indennità di esclusività dei medici dell’Inps, già codificata nel lontano 2010 e rimasta lettera morta. Tale riconoscimento sarebbe una preziosa risorsa per i medici, che potrebbe favorire anche l’abbattimento dell’arretrato in ambito di invalidità civile, attività prevalentemente effettuata fuori dall’orario di servizio.
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Il Coordinatore Medici UIL PA - INPS Gian Paolo Cioccia |
Il Coordinatore Generale UIL PA – INPS Sergio Cervo |
Allo sbaraglio in…sicurezza
Raccogliendo le sollecitazioni del nuovo capo dell'INL dott. Bruno Giordano, il Governo ha modificato l'art. 13 del D.L 81 trasferendo in capo agli ispettori dell'INL, quindi anche di Inps e Inail, le competenze in merito ai controlli e le verifiche in materia di Sicurezza sui luoghi di lavoro che ad oggi erano di esclusiva competenza delle ASL e di altri organismi specializzati.
Da quando ha ricevuto questo incarico, il dott. Giordano ci fa dono quotidiano delle sue esternazioni.
Certo di fronte al gravoso problema delle morti bianche non si può rimanere inermi ed insensibili, e sicuramente ognuno è pronto a dare il proprio contributo per arginare questa mattanza.
E in quest'ottica anche gli ispettori dell'Inps lo sono, ma nell'ambito delle proprie competenze, preparazione e formazione specifica.
È appena il caso di sottolineare che il rispetto della legalità passa anche attraverso la lotta verso quelle aziende fraudolente che evadono sistematicamente i contributi.
La sicurezza sui posti di lavoro è materia molto delicata e complessa, la politica degli annunci non paga, non è pensabile risolvere tutto con il solito corsetto di formazione scaricando tutte le responsabilità su un corpo ispettivo assolutamente non competente in materia, e quindi impreparato a gestire situazioni così particolari e delicate.
Le verifiche relative alla sicurezza sui posti di lavoro sono molto complesse e vanno effettuate con scrupolosità e soprattutto con un bagaglio di conoscenza e di esperienza in materia. Non sono tollerabili ispezioni superficiali di maniera e di facciata perché questo esporrebbe gli ispettori a grossi rischi anche e soprattutto di natura penale.
Noi questo non possiamo assolutamente consentirlo. Faremo valere le nostre ragioni in tutte le sedi. Nessuno può essere mandato allo sbaraglio.
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Il Delegato Nazionale Vigilanza Ispettiva UILPA-INPS Alberto Fruccio |
Il Coordinatore Generale UILPA-INPS
Sergio Cervo |
REGOLAMENTO PER IL CONFERIMENTO DEGLI INCARICHI DI COORDINAMENTO AL PERSONALE DELL'AREA DEI PROFESSIONISTI E DELL'AREA MEDICA: IL CONFRONTO INESISTENTE E LE DUE PROCEDURE, QUELLA DEL CONTRATTO E QUELLA DELL’AMMINISTRAZIONE
Nel sistema delle relazioni sindacali ridefinite dal vigente CCNL, il confronto rappresenta il momento di dialogo costruttivo tra l’Amministrazione e le organizzazioni sindacali, dialogo che permette ai sindacati di partecipare attivamente alla definizione delle misure organizzative che l’amministrazione intende adottare e all’amministrazione di adottare, con la garanzia della condivisione, le misure più idonee a garantire l’efficienza e l’efficacia dell’azione amministrativa.
Questo il confronto, ma nulla di tutto ciò è avvenuto in occasione dei tavoli sindacali per l’adozione del regolamento sui nuovi criteri per l’attribuzione degli incarichi di coordinamento a professionisti e medici, criteri che la contrattazione demanda appunto al confronto.
L’amministrazione infatti, dopo quasi due mesi di incontri, non ha recepito alcuna delle modifiche sostanziali che i sindacati hanno proposto per adeguare il regolamento al dettato ed allo spirito del contratto collettivo. A fronte dei numerosi incontri intercorsi e delle puntuali e precise proposte da parte dei sindacati, l’amministrazione ha fatto finta di non capire e, nell’ultimo incontro, ha proposto un testo di regolamento addirittura peggiore del precedente testo. Non solo non ha apportato le modifiche sostanziali da più parti richieste, ripiegando su modifiche minime, residuali e di poco conto, ma cosa ancora più grave, ha ribadito con maggior fermezza che la “riconferma” è la regola generale di attribuzione dell’incarico, declassando la selezione a regola residuale; è tornata nuovamente e ripetutamente a parlare di “interpello” e di conferimento motivato da parte del Direttore Generale e non di procedura selettiva e di conferimento in base a graduatoria, quasi gli incaricati fossero dei veri e propri dirigenti; ha dato più spazio e più valore a criteri selettivi legati alla mera discrezionalità a discapito dei criteri oggettivi previsti dalla contrattazione nazionale. In pratica tutto il contrario di quanto a più voci richiesto e tutto senza ragionevole motivazione.
In realtà l’amministrazione non è nuova a questi comportamenti. Al di fuori di ogni confronto, ha bandito un “interpello” per il conferimento dell’incarico di Coordinatore Generale Tecnico-Edilizio utilizzando i criteri di cui alla determinazione presidenziale 33/2018 non in linea con le regole poste dal vigente CCNL e, sempre senza reale confronto, ha disposto in ordine alle selezioni per i livelli differenziati di professionalità, con regole in palese contrasto con il dettato contrattuale.
Non è più tollerabile questo atteggiamento.
Spiace ricordare all’amministrazione che l'adozione di provvedimenti attinenti all’organizzazione del lavoro senza l'osservanza dell’obbligo di confronto concreta un comportamento antisindacale in quanto impeditivo e limitativo dell'esercizio dell'attività sindacale. Spiace ricordare all’amministrazione che il mancato rispetto di un accordo contrattuale – specie se nazionale - configura comportamento antisindacale in quanto mina in maniera rilevante la capacità di confronto, di rappresentatività e di espressione degli interessi dei lavoratori che sono elementi imprescindibili dell'attività del sindacato, ma tanto è. Confidiamo quindi in un ripensamento del comportamento complessivo dell’amministrazione in modo da evitare che le tali questioni vengano trattate in altre sedi .
Procedura selettiva per il conferimento degli incarichi di coordinamento: quella prevista dal CCNL e quella adottata dall’amministrazione.
La normativa contrattuale, liberamente negoziata tra le parti sociali, impone all'ente di procedere alla copertura dei posti funzioni di coordinamento attraverso una procedura selettiva assistita dalle garanzie di trasparenza e obiettività, di precostituzione dei requisiti, di pubblicità e motivazione. Ciò a garanzia non solo dell’autonomia dei professionisti ma a garanzia di quella funzione di presidio di legalità che il professionista può garantire solo se libero ed indipendente dalla dirigenza.
In considerazione di ciò le parti sociali, in sede nazionale, hanno delineato una procedura di conferimento incarichi professionali:
- in cui la regola per il conferimento dell'incarico è l'esito di una procedura selettiva basata su criteri obiettivi di valutazione predefiniti ed oggettivi in modo da evitare qualsivoglia valutazione discrezionale. E ciò sia per il conferimento dell'incarico di coordinatore generale, per il quale il contratto prevede un’ apposita procedura selettiva i cui requisiti, criteri, contenuti e modalità di svolgimento devono essere stabiliti dalla stessa amministrazione sempre in sede di confronto (art. 33 CCNL 21/7/2010) e sia per il conferimento dell'incarico di coordinatore NON generale, per il quale è la stessa contrattazione nazionale ad individuare i quattro elementi su cui fondano i criteri della selezione ossia la professionalità, la capacità organizzativa, l’esperienza e l’anzianità del professionista (art 35 CCNL 16/2/99);
- in cui gli elementi di valutazione devono avere ragionevolmente lo stesso peso per tutte le famiglie professionali, all'interno delle quali è poi possibile prevedere una diversificazione dei punteggi degli indicatori in ragione della peculiarità delle stesse. Ciò al fine di garantire la parità di trattamento tra le diverse categorie professionali ed evitare discriminazioni con ripercussioni in termini economici e di carriera sui singoli professionisti;
- in cui l'incarico è conferito sulla base dell'ordine della graduatoria stilata dalla Commissione esaminatrice, sulla base dei punteggi raggiunti dagli interessati e non per scelta discrezionale, ancorchè motivata, del Direttore Generale;
- in cui è esclusa la possibilità di nomine fiduciarie e intuitu personae per le ragioni di autonomia, indipendenza e garanzia di legalità sopra illustrate
Nulla di tutto questo è dato riscontrare nella procedura disciplinata dal regolamento che l’amministrazione vuole licenziare.
Infatti in base al regolamento in adozione:
- la regola generale per il conferimento degli incarichi diventa la riconferma motivata del Direttore Generale in assenza assoluta di criteri preventivamente individuati mentre il ricorso alla selezione, “rectius all’interpello”, è previsto per i soli casi di mancata riconferma;
- il conferimento in sede di interpello NON avviene in base all’ordine della graduatoria stilata dalla Commissione ma su designazione “motivata” del Direttore Generale, basata su criteri non individuati e assolutamente discrezionali, in spregio alla natura ed alla funzione che l’ordinamento vigente attribuisce alla stessa graduatoria. Addirittura, come per la nomina del coordinatore generale, la designazione avviene sulla base di una selezione senza alcuna predeterminazione di punteggi e senza graduatoria o ancora, come nel caso di nomina dei coordinamenti provvisori o del vicario del coordinamento generale, in assenza assoluta di selezione ma su base meramente discrezionale, in assoluto spregio al principio di parità di trattamento e di divieto di discriminazione: medesime funzioni, medesime indennità attribuiti a chi per selezione concorsuale a chi per gradimento;
- I punteggi utilizzati per la selezione:
- sono immotivatamente differenziati tra le diverse categorie professionali;
- sono stati elevati là dove il criterio è ancorato a valutazioni non oggettive ma discrezionali (per tutti si veda la valutazione delle “competenze e attitudini gestionali e relazionali” dei legali - dove la Commissione può ora attribuire fino a 18 punti - in cui la valutazione “dell’autorelazione motivazionale” del candidato oscilla da insufficiente ad eccellente, senza indicazione alcune del criterio che deve orientare la valutazione e quindi in assoluta discrezionalità, e dove non è dato capire a quanto ammonta e come incide il maggior peso che nella valutazione deve essere riservato ai professionisti centrali);
- sono ancorati a criteri di riferimento temporali assolutamente immotivati ed arbitrari (soli 28 anni per la valutazione dell’anzianità e solo a far data dal 1/1/2012 la valutazione dei titoli di servizio e dell’esperienza professionale).
Bene che dire! Se il contratto ha forza di legge tra le parti e se ancora l’amministrazione è tenuta al rispetto delle regole di trasparenza, imparzialità non discriminazione, il disvalore giuridico del regolamento licenziato dall’amministrazione è agli atti.
Se è vero che, come ci insegnano, l’interpretazione della normativa contrattuale deve essere fatta non solo tenendo conto del dato letterale e logico, essendo, invece, necessario esaminare le disposizioni del CCNL in maniera complessiva e sistematica, avendo riguardo alla funzione che le norme mirano a garantire, la non corrispondenza del regolamento in adozione al dettato contrattuale è agli atti come è agli atti la responsabilità di un futuro e certo contenzioso che non ci vuole vedere complici.
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Il Coordinatore Medici UIL PA - INPS Gian Paolo Cioccia |
Il Coordinatore Professionisti UIL PA - INPS Maria A. Tuminelli |
Il Segretario Il Coordinatore Generale
Comparto F.C. UNAEP UIL PA – INPS
Oreste Manzi Sergio Cervo
Informatici: urgente una revisione delle carriere
Ieri sera si è tenuta, fuori dall’orario di lavoro, fino alle 20.30 una partecipata assemblea del personale informatico nella quale sono stati trattati numerosi temi specifici del profilo e le problematiche del lavoro ulteriormente esasperate dal periodo della pandemia.
Nel contingente contesto delle selezioni per i responsabili di progetti ad alto contenuto tecnologico, il grido emerso dall’assemblea può essere efficacemente sintetizzato con il seguente:
“Non partecipo perché temo che non vincerà il migliore, perché tutti seguiamo progetti di alta complessità tecnologica nel sistema informativo e perché questo sistema di carriere non è adeguato alle sfide che ci pone il Paese”
e, ancora,
“Credo nel valore del mio lavoro, nella mia professionalità, nel servizio pubblico che è alla base di una scelta che non è solo un concorso vinto per un posto fisso e quindi chiedo una valutazione che consideri competenze e potenziale e non un vestito mal cucito addosso al candidato prescelto”.
L’assemblea ha espresso forte disappunto sull’attuale sistema di gestione delle carriere che non corrisponde alla sfida di cambiamento e trasformazione digitale dell’Istituto imposta al lavoro anche dell’enorme carico sopravvenuto negli ultimi anni, dalla pandemia e dal PNRR. Il sistema informativo dell’INPS è fortemente integrato ed altamente complesso nelle interazioni tra le banche dati, i sistemi eterogenei e le tecnologie in continua evoluzione.
L’attribuzione dei progetti ad alto contenuto tecnologico, gestiti al pari delle professionalità amministrative, non corrisponde al ritmo del cambiamento tecnologico e, in alcuni casi, è superato dalla necessità di ulteriore innovazione con il risultato che chi l’innovazione la fa, spesso, non la riesce a vedere riconosciuta nel giusto inquadramento professionale.
Analogamente, il sistema di gestione contrattuale con i soggetti fornitori esterni che sconta alcune inopportune scelte in fase di gara, secondo l’assemblea, sta portando ad eccessive prese di responsabilità dei funzionari che, oltre a non essere retribuite adeguatamente, è fonte di seria preoccupazione.
L’assemblea ha dato mandato pieno ad un’azione sindacale finalizzata all’adeguato riconoscimento del ruolo informatico in ambito contrattuale e lavorativo.
Roma, 28/10/2021
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Coordinamento Informatici |
IL COORDINATORE GENERALE |
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UILPA-INPS |
UILPA-INPS |
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Claudio Checcherini |
Sergio Cervo |
FRONT-END: LE BUGIE VENGONO A GALLA!
Le scriventi organizzazioni sindacali hanno avuto modo già in diverse occasioni, sia verbalmente, al tavolo nazionale di confronto/contrattazione e nel corso delle partecipate assemblee delle ultime settimane (quella di venerdì scorso ha fatto registrare picchi di 3.500 adesioni tra piattaforma Cisco Webex, satura già alle 9.00 di mattina, e canali Facebook attivati all’ultimo minuto per dare modo a centinaia di colleghi di partecipare ad un confronto che ha smentito molti luoghi comuni sostenuti da un’amministrazione che ha cercato di ostacolare fino alla sera prima la partecipazione del personale accampando esigenze organizzative smentite poi dalle sedi vuote), sia attraverso una serie di comunicati, pubblicati all’indomani della presentazione della bozza di messaggio Hermes relativo all’organizzazione dei servizi di front-end, di criticare non solo l’apertura senza prenotazione dell’ex sportello veloce, oggi definito servizio di prima accoglienza ed orientamento, ma anche l’approccio dei vertici Inps e della tecnostruttura in ordine ai contenuti della circolare n.134 sulla riorganizzazione delle sedi (parliamo della circolare il cui allegato “4”, quello sul taglio delle posizioni organizzative nelle sedi territoriali, è stato tenuto nascosto alle organizzazioni sindacali fino al momento della sua formale pubblicazione alla faccia di quella “sincerità” di cui si fa menzione, nel quadro dei valori di riferimento, nel cosiddetto Change Management).
I due temi, circolare n.134/2021 e riorganizzazione dei servizi di front-end, unitamente a quello della vigilanza ispettiva, sono stati all’ordine del giorno della mobilitazione messa in campo dal 27 settembre e saranno oggetto di uno specifico confronto con gli Organi dell’Istituto ai quali abbiamo già chiesto una convocazione a ciò dedicata (ad oggi solo il CIV ha riscontrato la nostra richiesta, mentre registriamo, di fatto, il silenzio del CdA e del Direttore generale) per rappresentare il forte disagio manifestato da tutto il personale.
Ritornando al tema della riorganizzazione del front-end, una delle tesi sostenute dall’amministrazione, da ultimo nel corso della famosa riunione “mordi e fuggi” dello scorso 12 ottobre, a sostegno della bontà del relativo messaggio Hermes n.3354/2021 sarebbe, se abbiamo ben compreso le affermazioni della tecnostruttura, l’incapacità del sistema attuale, centrato sulle prenotazioni degli slot, di dare risposta alla domanda di prestazioni dell’utenza con il risultato che la saturazione degli slot si tradurrebbe in una sorta di denegato servizio nel breve termine: da qui la decisione dell’amministrazione di abbassare a 10 minuti la tempistica degli slot.
Non fidandoci dell’amministrazione, non abbiamo “quella percezione di fiducia che il personale dipendente avverte nei confronti dell’Istituto” com’è scritto nella relazione “Programma sulla gestione del cambiamento nell’Istituto”, abbiamo provato, muniti di Spid e di buona volontà, nei giorni scorsi a prenotare su Roma, una realtà che per complessità non è da meno rispetto alle altre aree geografiche del Paese, uno slot con ricontatto telefonico ed abbiamo scoperto la disponibilità di slot a sette giorni su varie linee di prodotto servizio, dalle pensioni agli ammortizzatori sociali, smentendo con ciò quanto ci era stato detto circa la saturazione degli spazi temporali di interlocuzione sedi/utenza, tesi citata in più occasioni a sostegno della riorganizzazione del front-end.
Quanto abbiamo potuto verificare per esperienza diretta dimostra la cecità di un’amministrazione che, anziché valorizzare e massimizzare quanto di buono ha generato la gestione dell’emergenza pandemica, ossia la relazione in remoto con l’utenza e la gestione governata dei flussi di utenti nelle sedi dell’Istituto, vuole mostrarsi agli occhi del decisore politico del momento “più realista del re” con buona pace del decantato, a parole, benessere del suo personale!
Roma, 19 ottobre 2021
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FP CGIL Matteo Ariano Antonella Trevisani |
CISL FP Paolo Scilinguo |
UIL PA Sergio Cervo |
FARE PRESTO!
Con il bando del concorso pubblico, per titoli ed esami, per la copertura di 1.858 posti di consulente protezione sociale - Area C (numeri destinati a “lievitare” per effetto del Piano Triennale dei Fabbisogni di Personale 2021/2023 che ne prevede l’ampliamento sino ad arrivare a circa 5.000 unità entro il 2023 attingendo alla graduatoria del medesimo concorso), pubblicato venerdì scorso, 1° ottobre 2021, in Gazzetta Ufficiale, si dà il via, unitamente al concorso pubblico, per titoli ed esami, per l’assunzione di 189 medici di I fascia, all’iter concorsuale tanto atteso e deliberato dal Consiglio di Amministrazione dell’INPS lo scorso 28 ottobre 2020 con la delibera n.66.
A questo punto chiediamo all’Amministrazione di avviare l’interlocuzione con le organizzazioni sindacali per la definizione di un bando di mobilità territoriale interregionale contestualmente al procedere dell’iter concorsuale pubblico sulla falsariga di quanto avvenne nel 2019 in occasione degli ultimi ingressi dei neoassunti disponendo, nelle more della selezione esterna, la proroga delle assegnazioni temporanee in essere la cui scadenza verrebbe a collocarsi nei tempi del medesimo concorso.
Con l’occasione si sollecita l’Amministrazione non solo a stringere sui tempi tecnici della corrispondenza epistolare con i Ministeri vigilanti, dopo il via libera del Dipartimento della Funzione Pubblica sul CCNI 2020/2021, per addivenire alla firma definitiva dello stesso contratto integrativo in modo da erogare tutte le competenze economiche ad esso legate ed avviare le progressioni economiche orizzontali previste nel testo dell’accordo entro il 31.12.2021, ma a sollecitare anche il Ministero del Lavoro a licenziare il Piano Triennale dei Fabbisogni di Personale 2021/2023, già validato dal MEF/RGS e dallo stesso Dipartimento della Funzione Pubblica, visto che l’atto programmatico delle politiche assunzionali dell’Istituto contempla, tra le varie previsioni, i numeri delle progressioni verticali da B verso C la cui graduatoria fu approvata lo scorso mese di febbraio (ricordiamo ai colleghi che per una scelta scellerata dei Vertici INPS, da noi contestata già all’epoca, ma da un’altra organizzazione sindacale avallata con “peana” rivolti al Presidente in piena riunione, l’Istituto non ha previsto nel PTFP 2021/2023 assunzioni esterne in area B con il risultato che, ad oggi salvo future modifiche nel PTFP 2022/2024, non è previsto lo “scorrimento” della graduatoria degli idonei da A verso B).
Roma, 04 ottobre 2021
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FP CGIL Matteo Ariano Antonella Trevisani |
CISL FP Paolo Scilinguo |
UIL PA Sergio Cervo |
DPCM Brunetta per la PA, attenzione alle fughe in avanti
Il nuovo DPCM che interessa il rientro del personale della PA prevede, all’articolo 1, che a partire dal 15 ottobre p.v. la modalità ordinaria di svolgimento della prestazione lavorativa nella PA sarà quella in presenza e non più quella in modalità agile, lo smart working.
Naturalmente la portata della suddetta disposizione non può essere interpretata, nel breve termine, in un azzardato rientro totale, perché in ogni caso vige lo stato d’emergenza fino al 31 dicembre 2021, e dovranno essere mantenuti i distanziamenti previsti in tutti i locali delle varie sedi dell’Istituto, dalle stanze, agli spazi comuni, agli ascensori, etc.
Teniamo a rimarcare altresì che la portata del citato articolo 1, del DPCM in questione, già trova la sua corretta interpretazione nel dettato della relazione illustrativa all’ultimo capoverso.
In esso si specifica che il rientro del personale non solo non deve essere immediato, ma deve essere graduale e accompagnato da specifiche istruzioni dalle PA interessate, nel pieno rispetto delle misure di contrasto al fenomeno epidemiologico in aderenza alle disposizioni emergenziali tuttora in vigore.
Va da sé che debba poi essere assicurata la giusta tutela ai lavoratori cosiddetti fragili e a chi presta assistenza.
E naturalmente dovranno essere garantite a tutti i lavoratori le dovute tutele alla loro sicurezza e alla loro salute.
Per questo bisogna porre la massima attenzione a scellerate iniziative e a fughe in avanti che potrebbero compromettere la salute di tutti i lavoratori. Si monitoreranno pertanto le modalità di rientro, per vigilare che avvengano in totale sicurezza e in aderenza alle disposizioni emergenziali e allo specifico protocollo anticontagio che andrebbe rivisto alla luce delle nuove condizioni.
Da ultimo, si dà evidenza che quando poi sarà previsto il rientro totale del personale, nel pieno rispetto dello scenario normativo emergenziale, occorrerà che ciò dovrà avvenire anche tenendo conto delle novelle regole che interesseranno la regolamentazione dell’istituto del lavoro agile che saranno garantite dal C.C.N.L. in discussione all’Aran con le OO.SS..
La Segreteria Nazionale UILPA-INPS
UCCIDERE LO SMART WORKING SERVE ALL'INPS?
Si avvicina il decreto voluto dal Ministro Brunetta che obbligherà al green pass tutti i dipendenti pubblici in vista di un imminente ritorno in massa del personale in presenza. Purtroppo, questo costituirà una sorta di vaccinazione “spintanea” obbligando, di fatto, a vaccinarsi ritardatari e quanti nutrano dubbi o paure sugli effetti collaterali più gravi del vaccino, per tacere dell’elenco delle situazioni non gestite dal green pass che lascerebbero alcuni nel limbo in corrispondenza di particolari situazioni.
Per questo, da questa sigla sindacale e da molte parti del mondo scientifico, è partito l’appello a non considerare, contrariamente a quanto sta accadendo anche a causa di improvvide dichiarazioni, il green pass come l’autorizzazione ad abbassare la guardia, a ridurre le distanze interpersonali, ad esporsi al contagio.
Molto grave è l’attacco del ministro al lavoro agile, un sistema che, realizzato a tempo di record in occasione del primo lock-down, ha dimostrato tanti vantaggi per il lavoro, i lavoratori ed i cittadini. Alla base della decisione del ministro vi sono la convinzione di una minore efficienza della pubblica amministrazione in modalità agile e che il ritorno in massa in ufficio dei dipendenti pubblici possa sostenere l’economia nei segmenti dei trasporti e della ristorazione, fortemente penalizzati durante l’emergenza sanitaria.
A prescindere dall’evidente incoerenza con gli obiettivi dell’agenda 2030 alla quale il nostro Paese dovrebbe attenersi, COVID a parte, quale sarà l’indotto sull’inquinamento e sulla salute dell’incremento del traffico e dell’inquinamento? E neutralizzare il lavoro agile serve alla produttività del lavoro ed al costo dell’apparato pubblico?
Oggi, su “Il Fatto Quotidiano”, in un articolo dal titolo “Missione: uccidere lo smart working”, Domenico De Masi conclude con: “Se (il ministro, ndr) almeno leggesse i rapporti delle tante ricerche recentemente eseguite da molte pubbliche amministrazioni, saprebbe che lo smart working ha quasi sempre elevato i livelli di produttività dei lavoratori.
L’Inps, ad esempio, ha smaltito da remoto una montagna di lavoro dieci volte superiore a quella ordinaria.
Se dunque il ministro vuole davvero incrementare l’efficienza del settore pubblico, tutto deve fare tranne che ridurre la quota di dipendenti in smart working”.
Molti colleghi hanno condiviso con noi le proprie idee in materia di lavoro agile mostrando una sensibilità che merita adeguata cassa di risonanza e condivisione. Ne abbiamo scelte due e le facciamo nostre perché sintetizzano il comune pensiero di tanti lavoratori:
“Brunetta sogna il green pass esteso a pubblico e privato, io sogno una PA che abbia il coraggio di modernizzarsi. Noi lavoratori, anche 60enni e oltre, lo abbiamo avuto”.
“Voglio che si contrastino le bugie e le omissioni che Brunetta volutamente fa nelle sue dichiarazioni contro il lavoro agile per ottusità e per scarsa conoscenza della realtà. All’INPS, dove ormai tutto è digitale, la presenza fisica allo sportello è superflua perché tutto viaggia per file PDF, database, e-mail e procedure informatiche. Non si stampa niente, non si archivia nemmeno più nulla in modo cartaceo ma solo in digitale; ovviamente non si fanno fax, i contatti telefonici sono molto ridotti e gli utenti stessi preferiscono l’appuntamento telefonico o la prenotazione allo sportello telefonico con eccezione di pochissimi ormai, anziani ormai in numero esiguo che hanno compreso che non c’è nulla da consegnare o da ricevere o extracomunitari che vengono comunque con lo smartphone per mostrare i propri dati.
Oggi il nostro lavoro può essere svolto sempre, svincolati da un orario predeterminato nel quale la coscienza si lava con la timbratura del cartellino, anche se, talvolta, a discapito della vita privata. È innegabile che la qualità aumenti con la flessibilità del lavoro e la responsabilizzazione riguardo ai propri compiti lavorativi, mentre il lavoro agile dà la possibilità di investire le proprie energie e tempo anche in altro modo molto prezioso per noi e le nostre famiglie.
Ovviamente andrebbe regolamentato meglio ma è veramente un modo razionale di svolgere il lavoro in quanto c’è meno dispersione di tempo anche nel risolvere le problematiche di lavoro con i colleghi e gli utenti, si è più veloci e efficaci perché non ci si perde in chiacchiere superflue. La collaborazione con i colleghi rimane eccellente anzi si sente ancora di più di appartenere a una squadra, si cerca sempre di essere attenti a dare veloce e corretto riscontro a tutti. E siamo tutti più appagati in quanto abbiamo riscoperto il nostro valore individuale”.
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UILPA-INPS |
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